Soluzioni chirurgiche per le orecchie a sventola: pro e contro

Il 5% della popolazione mondiale presenta orecchie a sventola (o “prominenti” o "ad ansa") di diversa gravità e la metà di queste persone considera questa particolarità realmente come un problema. Le orecchie sono considerate a sventola quando il padiglione auricolare è più staccato dalla testa rispetto alla norma, ciò a causa di un appiattimento della piega dell'antelice, che si trova nella parte superiore dell'orecchio oppure per una maggiore concavità della zona centrale del padiglione auricolare, chiamata “conca”, che assume una forma “a scodella" con una maggiore curvatura.

I difetti possono essere variamente combinati tra loro. I metodi correttivi sono chirurgici e prevedono tecniche differenti, a seconda della tipologia e combinazione dei difetti estremamente variabili da correggere, e per la loro minore o maggiore invasività. Tutti possono essere effettuati sin dai 6-8 anni in poi, perché, a differenza di molte altre parti del corpo, a questa età lo sviluppo dei padiglioni auricolari si è già completato.

Le tecniche correttive "classiche": Le invasive, pro e contro

Le tecniche classiche che finora si sono preferite, perché più di altre forniscono risultati sicuri e duraturi nel tempo, sono quelle che, attraverso un’incisione cutanea nella regione posteriore del padiglione (nel solco tra di esso e la testa), prevedono lo scollamento della pelle dalla cartilagine, varie e opportune incisioni della parte anteriore e superiore della cartilagine in modo da indebolirla fintantoché non si ripieghi naturalmente all'indietro, con o senza il sostegno di punti di sutura e, infine, il riposizionamento della pelle al di sopra della cartilagine del padiglione con sutura cutanea finale posteriore. Il concetto importante è che per ottenere una correzione ottimale ed eliminare il rischio di recidive si deve indebolire la cartilagine, piena di fibre elastiche, che, se non interrotte, le fanno mantenere la forma originaria.

Con tale correzione si rimodella essenzialmente la porzione superiore della cartilagine auricolare, per cercare di ridare forma ad una piega dell’antelice troppo piatta.

In caso di conca ampia si deve intervenire su di essa riducendola, asportandone una porzione oppure rendendola più aderente al capo mediante particolari punti di sutura. 

Gli interventi correttivi “classici” nei bambini si eseguono in anestesia generale, negli adulti per lo più in anestesia locale con sedazione.

A fronte di risultati solitamente molto buoni e stabili nel tempo, c'è da considerare che il primo periodo postoperatorio può risultare a volte abbastanza impegnativo, in quanto per alcuni giorni si deve portare una grossa medicazione intorno alla testa, sostituita per circa venti giorni da una fascia da tennis, da indossare sulle orecchie inizialmente giorno e notte e poi solo di notte, oltre a osservare particolari attenzioni nelle 4-6 settimane successive, evitando attività fisiche pesanti e sportive e riparandosi dall’esposizione al sole e alle temperature estreme.

Ovviamente, maggiore invasività, pur significando migliori chances di raggiungere il risultato sperato, significa anche rischio più alto di complicanze, comuni a qualsiasi intervento chirurgico, tra cui la formazione di un ematoma, l’infezione e la variazione della sensibilità cutanea.

Otoplastica classica prima
Correzione orecchie a sventola con otoplastica chirurgica

Le tecniche correttive "classiche": Le poco invasive, pro e contro

Per abbassare il rischio di eventuali complicanze e i disagi del periodo postoperatorio si è cercato di introdurre metodiche correttive sempre meno invasive, tra cui alcune che prevedono l’apposizione di punti di sutura per ottenere il ripiegamento della cartilagine auricolare, la quale dovrebbe rimanere in posizione anche dopo il riassorbimento dei punti o l’allentarsi della loro forza tensiva, grazie alla formazione del tessuto cicatriziale che si viene a creare a poco a poco intorno alla cartilagine stessa e che dovrebbe fissarla nella nuova posizione.

In questi casi il periodo postoperatorio è certamente meno impegnativo, in quanto si può indossare da subito una fascia da tennis mantenendola per un paio di settimane, ma, dal momento che nessun tessuto cicatriziale può contrastare la forza elastica della cartilagine, il rischio di recidive, con un ritorno, quindi, ad un quadro clinico vicino a quello iniziale, è alto.

otoplastica 2
Correzione orecchie a sventola con otoplastica poco invasiva

A causa di tipologie di interventi più efficaci, ma impegnativi nel periodo postoperatorio oppure più semplici, ma con una percentuale di rischio di recidiva del difetto non indifferente, molte persone finiscono per desistere dall'affrontare la correzione delle orecchie a sventola.

Importantissimo, perciò, è effettuare una o più visite da un chirurgo plastico, il quale, analizzando i difetti da correggere e mettendoli a confronto con le aspettative ed i desideri del paziente, prospetti e consigli la possibilità correttiva più adatta alle esigenze di ognuno. 

Pubblicato: 04.07.2017

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