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La correzione dei capezzoli introflessi permette di rimuovere la retrazione dei capezzoli e di ridare loro una forma proiettata e pertanto di rimuovere il forte disagio psicologico causato da tale deformità.

I capezzoli introflessi sono una condizione caratterizzata da una anomala retrazione dei capezzoli verso la mammella. In alcuni casi i capezzoli, se stimolati, possono temporaneamente protrudere, in altri, nonostante lo stimolo, rimangono retratti. Tale difetto puo’ colpire sia il sesso maschile che quello femminile.

Le cause più comuni sono molteplici e comprendono: forme congenite, allattamento, traumi che possono creare necrosi adipose o cicatrici, tumori della mammella (carcinoma, m. di Paget), infezioni o infiammazioni mammarie (mastiti, ectasia dei dotti mammari).

Circa il 10-20% di tale difetto è congenito ed è imputabile a una brevità dei dotti galattofori.

Esistono diversi gradi di retrazione del capezzolo in base alla possibilità o meno di estroflessione alla pressione.

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E’ possibile che persone con capezzoli introflessi possano notare una temporanea estroflessione dei capezzoli durante la gravidanza o con l’allattamento. In molti casi l’allattamento non è ostacolato, in altri può causare dolore.

L’intervento di correzione dei capezzoli introflessi compromette permanentemente la capacità di allattare.

L’intervento si esegue solitamente in regime ambulatoriale; i principali effetti collaterali di questo intervento sono il dolore, il gonfiore, la ipersensibilità del capezzolo che può protrarsi anche oltre le due settimane dall’intervento.

E’ necessaria una medicazione protettiva e di un filo di trazione per mantenere in tensione il capezzolo nei primi giorni dopo l’intervento. In alcuni casi si manifestano ecchimosi.

I punti di sutura vengono rimossi dopo 6/7 giorni.

Come in tutti gli interventi si possono verificare conplicanze che comprendono infezioni, ematoma e non infrequentemente recidive del difetto che possono richiedere un nuovo intervento.

Un’altra possibilità di correggere i capezzoli introflessi è l’utilizzo di un piercing. Questa metodica è efficace solo nei casi in cui il capezzolo può temporaneamente protrudere; inserendo il piercing quando il capezzolo è proiettato, si impedisce al capezzolo di ritornare nello stato di retrazione.

Esistono anche altre metodiche non invasive per cercare di stimolare i capezzoli alla protrusione (meccanismi di suzione) ma non danno risultati definitivi e, terminata l’azione di suzione, i capezzoli tornano ad essere retratti.

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In conclusione la correzione chirurgica dei capezzoli introflessi è un intervento che aiuta molto la paziente a superare un disagio estetico e psicologico. I risultati sono in genere più che soddisfacenti adottando una corretta tecnica chirurgica. Deve sempre essere tenuto presente che l’intervento compromette la possibilità dell’allattamento in caso di nuove gravidanze.

Autore: Dott. Pier Luigi Gibelli

Aggiornato: 23.03.2016

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Laureato a pieni voti in Medicina e Chirurgia, Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica e Chirurgia Maxillo Facciale, socio ordinario delle società nazionali ed internazionali ISAPS, SICPRE, AICPE, American Society of Plastic Surgeons, AITEB, Opera a Milano, Mantova, Busto Arsizio

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