Mastopessi (Breast-lift)

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La mastopessi o lifting mammario è un intervento che ha la finalità di sollevare e rimodellare le mammelle che, per svariati motivi, hanno perso la loro naturale proiezione e la loro forma conica e sono scivolate verso il basso. Il seno che risulta svuotato con pelle in esubero viene riposizionato nella corretta sede e viene modellato per ottenere la forma andata perduta.

La mammella, nel corso degli anni o in seguito a variazioni ponderali o dopo una gravidanza e l’allattamento o dopo la menopausa, può subire variazioni sia per quanto riguarda la componente ghiandolare che la tonicità ed elasticità cutanea che lo spessore del tessuto adiposo. Queste variazioni solitamente fanno sì che la mammella perda la forma conica, risulta svuotata nei quadranti superiori, perda la sua naturale proiezione e di conseguenza scivoli verso il basso trascinando il complesso areola capezzolo che verranno così a trovarsi a vari livelli rispetto al solco mammario determinando diversi gradi di ptosi (caduta) I° o lieve, II° o moderata, III° o grave.

Oltre ai diversi gradi di ptosi mammaria esiste una pseudo-ptosi in cui il complesso areola capezzolo e’ sopra il solco mammario ma la ghiandola e’ scivolata al di sotto.

L’intervento chirurgico ha la finalita’ di rimodellare la mammella intervenendo sui tessuti che, per svariati motivi, si sono rilassati e modificati nel corso del tempo.

Le modalita’ dell’intervento sono varie e dipendono dalle condizioni cliniche del paziente e dalle condizioni dei tessuti.

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La cute in eccesso dovra’ essere rimossa, il complesso areola capezzolo, frequentemente dovra’ essere ridotto di dimensione, e sempre sollevato, il tessuto ghiandolare dovra’ essere rimodellato per ripristinare la forma e la proiezione perdute.

In alcuni casi, quando il tessuto ghiandolare e’ andato incontro a importante ipotrofia, contestualmente alla mastopessi e’ possibile posizionare una protesi mammaria retroghiandolare o retromuscolare (mastopessi + mastoplastica additiva) ad integrazione del volume perduto.

Oltre agli esami ematici di routine e un elettrocardiogramma, e’ necessario eseguire una ecografia mammaria o una mammografia (in base all’età della paziente) per verificare l’eventuale presenza di patologie mammarie associate.
Non esistono controindicazioni assolute all’intervento fatta eccezione dei pazienti ad alto rischio per la presenza di concomitanti gravi patologie (cardiopatie, neoplasie, ecc.).

L’intervento chirurgico viene solitamente effettuato in sedazione e anestesia locale o in anestesia generale. Il tipo di anestesia variera’ in base alla entita’ del quadro clinico, alle condizioni cliniche, alle caratteristiche e alle preferenze del paziente oltre che al giudizio del chirurgo operatore. . L’intervento dovra’ essere eseguito in ambiente protetto in regime di day – hospital. Qualora la paziente optasse per il ricovero, sara’ sufficiente una notte di pernottamento.

La durata dell’intervento varia in base al tipo di intervento e solitamente va da 1/1,5 ore nei casi di semplice mastopessi periareolare, alle 3 ore nei casi più complessi. Le modalita’ dell’intervento sono varie e dipendono da : forma e dimensione mammaria, dimensione e posizione del complesso areola-capezzolo, grado di ptosi, qualita’ , quantita’ ed elasticita’ cutanea.

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Nei casi di ptosi lieve (I° grado) e’ possibile eseguire una mastopessi attraverso una incisione periareolare (tecnica nota come “round-block”). La modesta cute in eccesso viene rimossa circonferenzialmente intorno all’areola; questa viene sollevata e attraverso questa incisione e’ possibile modellare il tessuto ghiandolare o inserire una protesi mammaria.

Nei casi di ptosi di media entita’ (II° grado) la cute verra’ rimossa non solo attorno all’areola ma anche nel quadrante inferiore centrale per cui la cicatrice sara’ posizionata circonferenzialmente all’areola e dal suo bordo inferiore verticalmente verso il solco mammario per una lunghezza variabile dai 3 ai 5 cm. Il tessuto ghiandolare verra’ rimodellato e ancorato alla fascia del muscolo pettorale.

Nei casi di ptosi grave (III° grado) nei quali l’eccesso cutaneo e’ importante cosi’ come la ptosi del tessuto ghiandolare alle cicatrici periareolare e verticale si aggiungera’ una cicatrice a decorso orizzontale in prossimita’ del solco mammario; l’insieme delle cicatrici, verticale e orizzontale, assume un aspetto a T invertita. Una variante a queste cicatrice e’ quella a L o J nella quale e’ presente solo una componente a decorso orizzontale che continua infero-lateralmente quella a decorso verticale.

Qualora venga scelta la sola cicatrice verticale, per evitare una eccessiva lunghezza dei segmenti verticali, verra’ praticata una arricciatura all’estremo distale che necessita di una revisione chirurgica ambulatoriale, una volta assestati i tessuti.

In tutti i casi di mastopessi verranno posizionati due drenaggi, uno per lato, che fuoriescono dalla regione ascellare, per consentire la raccolta di liquidi sieroematici e che verranno lasciati in sede 24/48 ore.

L’intervento è singolo e richiede alcune medicazioni nel post operatorio e la rimozione dei drenaggi quando è necessario (nei casi di asportazione della ghiandola). In qualche caso potrebbe essere necessario qualche ritocco in regime ambulatoriale, specie nei casi casi in cui persistesse un eccesso di cute agli apici della cicatrice orizzontale.

La convalescenza varia in base al tipo di intervento e spazia da 1 settimana a 15 giorni; il paziente può già mobilizzarsi e uscire dopo 24/48 h dall’intervento. E’ necessario indossare un reggiseno contenitivo per almeno 1 mese dopo l’intervento per ridurre la gravità della mammella sulle cicatrici. L’attività fisica potrà essere ripresa almeno dopo 30/40 giorni.

Anche se l’intervento non interferisce con la gravidanza, se la paziente ha in programma una gravidanza, nel corso di questa la cute mammaria puo’ venire stirata alterando il risultato di una mastopessi e l’allattamento potrebbe risultare piu’ difficoltoso dopo l’intervento. E’ quindi consigliabile posticipare l’intervento.

Non esistono controindicazioni assolute all’intervento fatta eccezione per pazienti ad alto rischio per la presenza di concomitanti gravi patologie (cardiopatie, neoplasie, ecc.).

Come in tutti gli interventi chirurgici esistono complicazioni che possono essere generiche o specifiche. Anche se rare si possono manifestare: sanguinamento, sieromi, infezioni, deiscenza delle ferite, intolleranza ai materiali di sutura. In casi rari si possono verificare complicanze più gravi legate all’anestesia.

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A distanza dall’intervento potrebbero verificarsi cicatrici patologiche (ipertrofiche o cheloidi), alterazioni della sensibilità dei capezzoli o della cute della regione mammaria, irregolarità della forma e/o del contorno mammario.

Non esistono alternative alla chirurgia. Le varianti riguardano sostanzialmente il tipo di cicatrici e l’utilizzo o meno di protesi. Nei casi di modesta ptosi, questa puo’ essere corretta mediante il semplice inserimento di una protesi mammaria. Una variante al classico rimodellamento del tessuto ghiandolare puo’ essere l’inserimento di una rete in materiale riassorbibile o talvolta non riassorbibile; tale rete avvolge il tessuto mammario e viene ancorata alla fascia del muscolo pettorale creando un sollevamento e al tempo stesso un sostegno alla ghiandola mammaria. Un’altra possibilita’ e’ quella di utilizzare un lembo di derma scolpito nel quadrante inferiore che viene ancorato alla fascia muscolare e funge da reggiseno biologico alla ghiandola mammaria.

In conclusione la correzione chirurgica della ptosi mammaria è un intervento che consente alla paziente di ripristinare la propria immagine corporea ridonando alla mammella, organo fondamentale per la femminilità, le forme andate perdute.

I risultati saranno proporzionali all’entità del problema e soprattutto alla corretta scelta della tecnica chirurgica.

Autore: Dott. Pier Luigi Gibelli 

Aggiornato: 18.02.2016

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